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25 settembre 2016

Tu vuò fa’ la Borettana: la cipollina conquista l’America

Freddi esporta negli USA le Cipolline Borettane dell'Emilia, fin dagli anni Ottanta. E gli americani stanno imparando a diffidare dalle imitazioni

Cipollina Borettana negli Stati Uniti

Gli americani adorano le cipolle: le amano tagliate ad anello e fritte, ma anche a fettine dentro al cheeseburger. E vanno matti anche per la Cipolline Borettane dell’Emilia, che negli anni ’80 venivano spedite da Freddi in aereo dall’altra parte dell’oceano. Un metodo certo dispendioso, ma che permetteva al delicato bulbo di arrivare intatto e ricco di sapore.

Oggi però negli USA, per farsi belle, le comuni cipolline imitano le italiane cambiando il nome in “cippolini onions”… Un fenomeno curioso che interessa diverse specialità italiane esportate nel mondo, come ad esempio il Parmigiano Reggiano a volte venduto sotto il nome di “parmesan” nella versione non originale. Il problema è semplice, ma tutt’altro che banale: la legislazione americana non sempre tutela la qualità e l’origine e così spesso il consumatore si lascia attrarre dagli slogan di aziende che sfruttano la notorietà del Made in Italy.

Ma la differenza è nella sostanza e basta la prova dell’assaggio per notare lo scarto fra una vera Cipollina Borettana dell’Emilia e le imitazioni. Molte aziende americane le producono in Canada e negli USA, dove gli agricoltori privilegiano le varietà ad alta resa ma poco gusto. Anche se il seme venne inizialmente acquistato in Italia, quei terreni non si prestano ad accogliere la varietà tipica emiliana e sul mercato circolano cipolle di ogni genere sotto falso nome.

La soluzione c’è e ancora una volta è targata “Freddi”. Oggi è di nuovo possibile esportare in America come 40 anni fa, ma con metodi (e costi) al passo con i tempi. Dal 2006 l’azienda emiliana è entrata in contatto con partner specializzati in trasporti via nave, ma soprattutto ha migliorato la qualità e la durabilità della Cipollina Borettana per consentirle di viaggiare per 30 giorni e di arrivare in splendida forma. Grazie all’esperienza sviluppata da Freddi in cento anni di lavoro sulle cipolle, dal 2010 nel porto di New York arrivano container da 20 tonnellate, pronti a soddisfare le esigenze degli americani che non si accontentano di mangiare i “cippolini” sbagliati.